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MUGAZINE – GIANMARCO POLLICE

Ciao Gianmarco ci racconti un po’ chi sei e qualcosa sulla tua storia? Sia professionale che personale…

Ciao, io sono Gianmarco e faccio il commercialista. Sono cresciuto a Eboli, in provincia di Salerno, e dopo aver fatto il liceo scientifico ho deciso di arruolarmi nell’Esercito, nei Bersaglieri in servizio a Bari, con grande stupore di professori, amici e conoscenti. Sono stato poi trasferito a Barletta, in fanteria, ma alla fine mi sono congedato dopo quasi 2 anni perché ho visto che l’esercito non faceva affatto per me e ho deciso quindi di iscrivermi all’Università. Ho fatto la triennale di Economia e Commercio a Bari, inizialmente non volevo fare il commercialista, mi piaceva semplicemente l’economia che è stato quindi il punto di partenza di tutto. Dopo la laurea triennale ho deciso di venire a Bologna a studiare perché pensavo ci fossero più opportunità e infatti alla fine è stato così. In magistrale ho intrapreso il percorso Economia e Professione, che sarebbe il percorso che indirizza verso la consulenza, sia come libero professionista che in azienda.

E dopo la magistrale cosa è successo?

Già durante la magistrale a Bologna ho iniziato a lavorare in Deloitte nella divisione Transfer Pricing che praticamente è una consulenza per grandi aziende sulle operazioni internazionali. Mentre ero lì ho iniziato anche a fare il praticantato per iscrivermi all’ordine dei commercialisti. Dopo un annetto in Deloitte ho deciso di cambiare rotta: volevo ampliare un po’ gli orizzonti visto che il mio lavoro era davvero troppo specializzato. Sentivo la necessità di sviluppare una visione più a 360 gradi della professione e della consulenza. Infatti, uno dei vantaggi competitivi che ho acquisito, e che possiedo tutt’ora, è quello di non essermi specializzato subito in un solo ambito, cosa che mi ha permesso di spaziare un po’ ed avere una visione più completa dei problemi aziendali. Quindi, dopo Deloitte, sono stato in realtà più piccole e tradizionali, in studi “boutique”. Questa cosa mi ha dato una visione più ampia che mi ha poi permesso di fare la libera professione in autonomia, cosa che non avrei mai potuto fare se fossi stato sempre in grandi aziende.

Quindi dopo un periodo di “gavetta” in diversi studi ti sei messo in proprio…

Sì, ho sempre sofferto parecchio il fatto di stare in una struttura “non mia” perché di carattere sono uno che vuole creare le cose con le proprie mani e vuole partire da zero. Quindi alla fine mi sono messo in proprio. Adesso ho 31 anni e il mio studio ha la sede qui a MUG. Ovviamente non posso fare tutto da solo e collaboro molto con altri professionisti: per esempio ho un consulente del lavoro di fiducia, un avvocato di fiducia, ecc…

Contabilità con clienti
Networking con professionisti

Come mai hai scelto di venire in questo coworking? Di solito in commercialisti lavorano in strutture diverse…

Diciamo per vari motivi: quello principale è stato che visto che mi ero appena messo in proprio, ed ero da solo, le risorse economiche inizialmente scarseggiavano e il coworking era un modo per poter partire e avere una sede che potesse anche accogliere i clienti a prezzi accessibili. Quindi questa è stata la ragione iniziale, ma che poi si è tramutata in altro, nel senso che mi sono reso conto che questo era un ambiente più bello e più adatto a me. Per esempio, non apprezzo molto il mondo degli studi professionali, non tanto perché i colleghi mi stiano antipatici, però solitamente l’età media è molto alta e già un po’ la soffro questa cosa. E poi è un po’ come se ti trovassi in una

bolla dalla quale fai più fatica a guardare la realtà al di fuori di essa. Invece stando qui in coworking mi sono reso conto che hai più opportunità di guardare le cose da un altro punto di vista, di confrontarti con altri professionisti di altri settori e questa cosa ti arricchisce anche nella tua professione perché molto spesso il punto di vista di un’altra persona fuori dal tuo settore ti fa capire che il problema può essere affrontato diversamente oppure che in realtà quel problema non è un problema… Insomma, il fatto di stare in un ambiente dove non tutti hanno il tuo stesso schema di pensiero e nessuno fa il tuo stesso lavoro alla fine ti arricchisce. Poi soprattutto qui non mi annoio.

Come ti sei trovato a MUG?

Prima ero in un altro coworking, ma mi sono dovuto spostare perché ha cessato quell’attività e fra le varie strutture MUG era quella che mi piaceva di più. All’inizio cercavo solo un ufficio, ma entrando qui dentro la mia visione è proprio cambiata. Mi sono ritrovato dall’avere semplicemente l’esigenza di uno spazio ad essere catapultato all’interno di una community che sta crescendo e che si sta trasformando. Sta diventando una cosa stupenda: abbiamo creato un gruppo bellissimo, andiamo a giocare a beach volley, andiamo a vedere le partite, organizziamo delle gite… Secondo me si sta creando un’esperienza incredibile e non me la sarei mai aspettata questa cosa. Credevo di condividere degli spazi e fare un po’ di networking, ma qui si è creato proprio un fenomeno nuovo, una realtà che a Bologna non avevo ancora incontrato. C’è poi questa grande energia dove siamo quasi tutti quanti liberi professionisti e ci accomuna quello spirito auto-imprenditoriale che non c’è in una semplice azienda. Spesso ci troviamo anche a lavorare insieme fino a sera con tanta carica, cosa che mi è successa raramente altrove. Questa cosa non la provi solitamente in uno studio di commercialisti di cui non ti senti davvero parte, oppure in un’azienda tradizionale. Ma magari è una cosa mia.

Parlando del futuro del mondo dei commercialisti
Ultimi confronti prima di Natale

Com’è il futuro della tua professione? Come sono i giovani commercialisti rispetto a quelli delle generazioni precedenti?

È una bella domanda, purtroppo il futuro del mio settore non lo vedo proprio bellissimo. È un periodo di transizione: la consulenza dei commercialisti tradizionali è in crisi perché si basa molto sugli aspetti fiscali e contabili di base, senza dare però quel tipo di consulenza che viene chiamata “ad alto valore aggiunto”. Inoltre ci sono le Big 4, cioè le società multinazionali di consulenza, che hanno tante risorse economiche e riescono più facilmente ad ampliare la gamma di servizi, anche se pure loro hanno i loro problemi. Nel mezzo di queste due realtà ci sono quelli che come me vogliono continuare ad essere liberi professionisti sganciati da queste grandi strutture, che però vogliono differenziarsi dalla consulenza tradizionale per offrire dei servizi più moderni, anche dal punto di vista della comunicazione. La professione di commercialista tradizionale non è più così attrattiva, ora nessun giovane fa l’università per poi mettersi dentro a uno studio a fare contabilità o pratiche per l’Agenzia delle Entrate. I giovani di oggi queste mansioni così “noiose” non le vogliono più fare e spesso finisce che quelli che si abilitano alla professione diventano semplicemente collaboratori ultra specializzati nelle Big 4, figure quindi che io non definirei proprio liberi professionisti perché in realtà sono un po’ “imprigionati” nel sistema di quelle multinazionali.

Quindi la mia è una professione in transizione, vedremo se noi nel mezzo riusciremo a fare qualcosa o se rimarremo schiacciati. Per quanto mi riguarda io sono abbastanza ottimista, nel senso che mi sto ritagliando una mia nicchia e sto provando a portare avanti la mia idea di professione in maniera soddisfacente.

Quale è il tuo target? Con chi lavori principalmente?

Il mio target mio principale sono le microimprese e le piccole e medie imprese, principalmente del settore industriale, dell’edilizia e anche delle nuove tecnologie. Io stesso mi definisco il “commercialista dell’Innovazione” perché anche durante le mie esperienze pregresse ho approfondito il tema dell’innovazione, in particolare su alcune agevolazioni per la proprietà intellettuale e per la ricerca e sviluppo. Mi piacerebbe lavorare di più anche con le startup, solo che è un segmento difficile perché è un po’ una scommessa, soprattutto all’inizio. Le startup non percepiscono da subito il problema della contabilità e della fiscalità, cambiano spesso modello di business e hanno anche molto poco budget per questi servizi, quindi è un settore a cui mi approccio con cautela. Il mio “core business” sono quindi le piccole e medie imprese. Inoltre, i miei vecchi studi professionali a volte mi chiamano per collaborare su aziende più grandi, alle quali io farei fatica ad arrivare perché sono ancora agli inizi e mi sto ancora affermando a livello di autorevolezza percepita.

Sei un commercialista innovativo perché comunichi anche in maniera diversa. Ci capita spesso di vedere i tuoi video sui social. Come vivi questa esperienza?

Premetto che non sono l’unico che fa divulgazione sui social, però diciamo che rispetto alla media dei commercialisti tradizionali sto puntando abbastanza sui miei canali social in ottica professionale. Faccio video su Tik Tok, Instagram, e ho anche la pagina Facebook e il sito web. Solitamente parlo degli aspetti del mio lavoro: spiego cosa sono le Srl, come aprirne una, come funzionano certe normative fiscali… Su questo mi sono lasciato “contaminare” anche dai ragazzi di Bank Station che hanno l’ufficio qui a MUG, anche se non mi accosto minimamente alla loro qualità di contenuti, diciamo che mi hanno fatto venire voglia di mettermi in gioco e mi hanno fatto capire che ci può essere interesse anche verso questi temi. Sto quindi cercando di intercettare questa domanda e fare un po’ di divulgazione su fiscalità e contabilità. Per me i social non sono tanto un canale di vendita quanto un modo anche per abbattere quel muro iniziale che ci può essere con una persona che ancora non ti conosce. Qualcuno che vede un mio video nel quale parlo e spiego delle cose, oltre a fidarsi di più della mia personalità, entra proprio in contatto con me come persona.

Gianmarco e l’iconico dinosauro presente nei suoi video

Ci vuoi raccontare anche un momento più difficile ma comunque di crescita?

Sì, di recente ne ho avuto uno molto importante: a inizio 2023 mi è stato revocato un grande incarico che avevo in collaborazione con un altro studio. Non è stata neanche colpa mia perché si è trattato semplicemente di ragioni organizzative interne del cliente, però di conseguenza io ho perso una buona fetta del fatturato che avevo previsto per quel periodo (circa un terzo). All’inizio è stato davvero traumatico perché vedevo un grande buco che andava coperto per poter andare avanti con l’attività, ma poi questa cosa in realtà si è rivelata positiva. Ho realizzato che in questo modo ho potuto staccare del tutto il “cordone ombelicale” che avevo ancora con i miei vecchi colleghi che mi passavano del lavoro, e ho dovuto iniziare a camminare da solo sulle mie gambe. Così ho investito tutto il tempo e le risorse sui miei contatti e ho lavorato con più libertà per acquisire nuovi clienti, solo miei.

Come ci vuoi salutare?

Vi racconto questa… A volte durante i networking breakfast o in altri eventi a MUG faccio la battuta e dico che sono “il commercialista che odia i commercialisti”. Quando dico questa cosa non lo faccio con cattiveria, nel senso che l’odio di cui parlo scherzosamente non è un sentimento negativo, bensì è un “odio mosso da amore”. Amore per una professione che per me può avere ancora un suo splendore se si iniziassero ad abbandonare mentalità arcaiche. Questa frase la riprendo da una canzone che mi piace tanto dei 99 Posse che si chiama “Curre curre guagliò” e in una strofa dice:

“non so bene non so dire dove nasca quel calore

certamente so che brucia, arde e freme

e trasforma la tua vita no tu non lo puoi spiegare

una sorte di apparente illogicità

ti fa vivere una vita che per altri assurdità

ma tu fai la cosa giusta te l’ha detto quel calore

che ti brucia in petto è odio mosso da amore

da amore guagliò”

Questo è il senso: a volte sembra che i miei comportamenti siano eccessivamente esuberanti o esagerati, ma in realtà è solo sintomo della forte passione per quello che faccio e amore verso la visione che ho per il futuro e per il cambiamento, anche della mia professione.

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