Mug https://www.mugbo.it/ Magazzini Generativi Wed, 01 Apr 2026 14:50:38 +0000 it-IT hourly 1 MUG vola ai Global Startup Awards: siamo in finale mondiale. Votaci! https://www.mugbo.it/news/2026/04/01/mug-vola-ai-global-startup-awards-siamo-in-finale-mondiale-votaci/ Wed, 01 Apr 2026 14:42:09 +0000 https://www.mugbo.it/?p=2630 La notizia non è nuova, infatti l’abbiamo già celebrata insieme, ma oggi si apre la fase più importante: le votazioni per decretare il Best Coworking of the World ai Global Startup Awards. Dopo aver conquistato il titolo di Best Coworking of South Europe, MUG vola ora nella competizione globale, accedendo ufficialmente tra i migliori coworking […]

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La notizia non è nuova, infatti l’abbiamo già celebrata insieme, ma oggi si apre la fase più importante: le votazioni per decretare il Best Coworking of the World ai Global Startup Awards.

Dopo aver conquistato il titolo di Best Coworking of South Europe, MUG vola ora nella competizione globale, accedendo ufficialmente tra i migliori coworking del pianeta. Un risultato straordinario che nasce dall’energia quotidiana della nostra community e dal lavoro condiviso che rende questo spazio unico.

Adesso però arriva la parte decisiva: vogliamo portare Bologna sul tetto del mondo.

Le votazioni sono ufficialmente aperte e abbiamo bisogno del supporto di chi vive, attraversa, ama MUG e crede nel valore della nostra community.

? Vota qui: https://competition-system.globalstartupawards.com/editions/57/categories/588/vote?id=1871

Il voto richiede solo la tua email.
E puoi far votare anche amici, colleghi, parenti, compagni di università… chiunque voglia darci una mano.
Ogni voto conta, e insieme possiamo fare davvero la differenza.

Perché votare? È semplice: se MUG diventerà il miglior coworking del mondo, potrai dire di essere stato in uno spazio scelto come eccellenza a livello globale. Un luogo che non si trova a Dubai, Londra o San Francisco… ma qui a Bologna.

E ovviamente non mancherà una festa come si deve: una celebrazione aperta a tutta la community, per brindare insieme a un traguardo condiviso. ?

Grazie a chi ci sostiene, sempre

Ogni passo che facciamo è possibile grazie alle persone che rendono MUG un luogo vivo, aperto e collaborativo.
La community non è solo parte del coworking: è la nostra forza più grande.

Con tutta l’energia di Emil Banca Credito Cooperativo, siamo pronti a giocarci questa sfida globale.

Andiamo a prenderci questo riconoscimento! ??

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Founder’s Dinner: la Rotta per MUG https://www.mugbo.it/news/2026/03/23/founders-dinner-la-rotta-per-mug/ Mon, 23 Mar 2026 14:05:21 +0000 https://www.mugbo.it/?p=2618 Mercoledì 18 marzo è andata in scena una nuova edizione della Founder’s Dinner, trasformata per l’occasione in un vero viaggio verso il cuore del networking. Oltre 50 founder, innovatori e innovatrici hanno partecipato a una serata unica, seguendo la rotta del gioco a squadre MUG Express – La Rotta del Business, ideato con il supporto […]

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Mercoledì 18 marzo è andata in scena una nuova edizione della Founder’s Dinner, trasformata per l’occasione in un vero viaggio verso il cuore del networking. Oltre 50 founder, innovatori e innovatrici hanno partecipato a una serata unica, seguendo la rotta del gioco a squadre MUG Express – La Rotta del Business, ideato con il supporto di Lead.

Un viaggio tra prove, collaborazione e spirito competitivo

L’esperienza si è sviluppata lungo quattro tappe, ciascuna pensata per mettere alla prova capacità diverse: memoria, creatività, logica e decision making.

1. La Partenza – La Valigia

Ogni squadra ha ricevuto una “valigia” composta da 20 oggetti in mini-card: solo 12 erano quelli corretti da portare in viaggio.
Tra tentativi, penalità e colpi di fortuna, i team hanno selezionato il kit perfetto per affrontare la Rotta del Business e proseguire verso la fase successiva.

2. Il Mercato – La Memoria Visiva

I partecipanti hanno osservato 20 ingredienti per soli 30 secondi.
Poi: tutto coperto.
Il risultato? Liste scribacchiate in velocità, ricordi confusi e una competizione serrata per evitare le penalità in minuti. Un esercizio perfetto per testare focus e capacità mnemoniche.

3. L’Enigma – Il Puzzle

Ogni squadra ha pescato una busta contenente un puzzle diverso: alcuni semplici, altri molto più impegnativi rappresentanti membri del team di MUG.
Una prova che ha richiesto calma, metodo e collaborazione; le stesse competenze alla base di ogni buon progetto imprenditoriale.

4. L’Attraversamento – Il Ponte di Leonardo

Con un kit di cannucce o bacchette di legno, le squadre hanno costruito il celebre ponte autoportante di Leonardo Da Vinci, capace di reggere un peso di 4 kg.
Tra tentativi, crolli imprevisti e invenzioni creative, i team hanno dimostrato una sorprendente capacità di problem solving e lavoro di squadra.

La via del Networking

Completate le prove, le squadre hanno conquistato l’accesso ufficiale alla Via del Networking, il momento più spontaneo e naturale della serata: un’ora di aperitivo durante la quale i partecipanti hanno condiviso idee, scambiato contatti, raccontato sfide imprenditoriali e, soprattutto, si sono supportati a vicenda, tutto accompagnato da tanto, tantissimo cibo.

La serata ha mostrato quanto un contesto informale ma ben strutturato possa favorire scambi autentici e momenti di confronto che vanno oltre le dinamiche abituali del networking. Attraverso le diverse tappe del percorso, i partecipanti hanno collaborato, condiviso intuizioni e affrontato sfide che, pur nella loro leggerezza, hanno richiesto attenzione, cooperazione e capacità di adattamento.

L’incontro ha offerto uno spazio in cui le persone hanno potuto conoscersi con naturalezza, costruendo relazioni che spesso iniziano in modo semplice e concreto: lavorando insieme a un obiettivo comune, osservando come ciascuno affronta un problema, trovando un linguaggio condiviso anche tra profili e settori molto diversi.

Esperienze come questa ricordano quanto sia importante creare occasioni che facilitino connessioni spontanee e generino un terreno fertile per future collaborazioni. È questo a dare continuità al percorso di MUG e a rendere ogni nuova edizione della Founder’s Dinner un tassello significativo nella crescita della nostra community.

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MUGAZINE – Giulia Alessandri https://www.mugbo.it/news/2026/03/17/mugazine-giulia-alessandri/ Tue, 17 Mar 2026 10:08:04 +0000 https://www.mugbo.it/?p=2585 Ciao Giulia, grazie mille per essere qui. Qual è stato il tuo percorso? Partendo un po’ dagli studi fino ai primi passi nel mondo del lavoro.  Mi sono laureata in Giurisprudenza qui a Bologna e sono bolognese. La strada “naturale” per chi studia Giurisprudenza era fare l’avvocato, ma quel ruolo mi stava stretto. Così ho […]

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Ciao Giulia, grazie mille per essere qui. Qual è stato il tuo percorso? Partendo un po’ dagli studi fino ai primi passi nel mondo del lavoro. 

Mi sono laureata in Giurisprudenza qui a Bologna e sono bolognese. La strada “naturale” per chi studia Giurisprudenza era fare l’avvocato, ma quel ruolo mi stava stretto. Così ho deciso di ripartire: ho fatto l’Erasmus in Francia, poi mi sono trasferita a Parigi, in un momento di confusione sul mio futuro. Lì mi sono specializzata in diritto del lavoro e ho iniziato a lavorare in studi internazionali, per poi rientrare in Italia. 

Con il tempo ho compreso dove e come lavoro al meglio. Ho lasciato il mondo aziendale e ho scelto di intraprendere la strada della formazione: ho frequentato un corso per diventare coach professionista e, durante questo percorso orientato alla libera professione, mi sono avvicinata anche al tema della creatività. All’estero ho scoperto che la creatività non è soltanto quella che intendiamo comunemente in Italia, ovvero essere artisti o artigiani, ma comprende anche studi sulla personalità creativa e sui modi di pensare e ragionare. Da lì ho iniziato a mettere insieme i pezzi: chi ero, le mie competenze e chi volevo aiutare. 

Per dare una struttura al mio lavoro di oggi, cioè aiutare persone come me che non hanno trovato subito risposte negli studi fatti, ho costruito dei percorsi per capire come lavorare: in quale ruolo mi vedo a livello professionale, se in azienda o come libera professionista, cosa mi piace e cosa no. Oggi offro due servizi principali: 

  • un percorso di orientamento lavorativo, pensato principalmente per un pubblico femminile che desidera reinventarsi, cambiare o capire se il percorso fatto finora sia quello giusto e se ci sia qualcosa da aggiustare; 
  • un percorso dedicato all’avvio d’impresa, pensato per persone intorno ai 35–40 anni che vogliono dare spazio alle proprie idee, come libere professioniste o imprenditrici. 

Questi sono i due servizi principali, nati anche a partire dalla mia esperienza personale. 

Quindi hai comunque cercato in prima persona questa direzione professionale e l’hai trovata nel tempo. Quanto tempo ti è servito, in totale, per arrivarci? 

Oggi posso dire che l’ho trovata. Ci sono arrivata capendo, ad esempio, che non mi piace il lavoro da dipendente né la rigidità degli orari. La libera professione mi dà flessibilità e la possibilità di lavorare su progetti diversi. È un tema che riguarda anche molte mie clienti: le aiuto a considerare che non è necessario scegliere solo tra essere dipendente o libera professionista, perché si può costruire anche un modello ibrido. In fondo si tratta di trovare il proprio equilibrio. 

Quanto è stato importante aver esplorato ruoli in ambito corporate prima di passare alla libera professione?  

È stato importante. Il campanello d’allarme è suonato quando, lavorando nella formazione e nel welfare aziendale, ho capito che quella parte mi piaceva. Poi, in concomitanza, è uscito il GDPR e, avendo una formazione giuridica, l’azienda mi ha spostata sulla privacy. Lì ho compreso che volevo restare centrata sulla persona e sullo sviluppo dei talenti. Quando ho capito che mi avrebbero tolto quella parte, ho realizzato che era il momento di scegliere. Per questo penso sia utile esplorare anche l’ambito aziendale: ti aiuta a capire che in un’azienda esistono ruoli diversi e non è detto che tutti vadano bene per te. 

Passando ai primi passi: quando sei entrata nella libera professione, quali azioni concrete hai dovuto compiere?  

Prima di tutto la formazione: ho conseguito il diploma come coach, che mi ha permesso di sviluppare il mio profilo da libera professionista. Poi ho dovuto esplorare la parte legata a come propormi: ok, ho il diploma da coach, ma cosa ne faccio? A chi mi rivolgo? Qual è il mio target? Ho lavorato anche sulla promozione, costruendo la mia immagine, imparando a gestire i social e creando un sito. La fase successiva è stata capire chi voglio aiutare, che non è stato scontato, e come arrivare a quel target. Ho costruito tutto ciò che mi ha permesso di entrare in contatto con queste persone. 

All’inizio, quindi, la parte più difficile è stata entrare nel mondo della libera professione trovando i primi clienti, oppure definire il tuo posizionamento? Ho visto il tuo sito: oggi hai un posizionamento molto chiaro e servizi specifici. 

Sì, la difficoltà è stata soprattutto quella. All’inizio avevo capito che volevo aiutare persone con una creatività inesplorata o inespressa a livello professionale. Lo sentivo, ma non riuscivo a tradurlo bene. La sfida più grande è stata proprio questa: se inizio a parlare di creatività nel mondo del lavoro, chi mi ascolta? C’è qualcuno che recepisce davvero questo bisogno? Pian piano, esponendomi sempre di più, ho capito che fuori c’erano tante donne che magari avevano iniziato con studi creativi, ma poi, ritenendo che creatività e lavoro non andassero d’accordo, avevano intrapreso altre strade. Sentendo la mia proposta di aiuto, si è riacceso il desiderio di capire come tornare sulla propria strada. 

Sei libera professionista dal 2022, quindi da circa quattro anni e poco dopo il Covid. In che modo quel periodo ti ha aiutata? 

Mi ha aiutato per due motivi. Intanto ho avuto molto tempo per riflettere. Inoltre molte persone, in quel periodo, hanno sperimentato la creatività a casa. Anche il mio target ha potuto dire: che bello disegnare, che bello prendersi tempi diversi, lavorare con altri ritmi. Questo ha creato uno spazio di riflessione. Dall’altra parte ho iniziato a offrire servizi online, non in presenza. Le mie prime clienti erano di Milano. Avendo vissuto all’estero e avendo amiche a Londra e a Parigi, i miei primi clienti sono stati anche Oltralpe. 

Vedi differenze tra il mercato italiano e quello estero? Noti differenze culturali? 

L’unica vera differenza che ho notato è questa: parlando con clienti italiane che vivevano a Londra o a Parigi, quattro anni fa la mia figura professionale era già conosciuta. A Bologna, invece, quando dicevo che ero una coach, spesso venivo presa in giro in bolognese con il “da un coch” (dai una spinta): ma cosa vuol dire? Cosa fai? Ho dovuto lavorare anche sulla spiegazione di chi è un coach in Italia, mentre a Londra lo sapevano già. 

Come spiegheresti, in Italia, che cos’è un coach? 

È un facilitatore, una figura di supporto che ti allena, proprio come siamo abituati a pensare all’allenatore nello sport. Mi considero una professionista che allena anche a livello mentale, utilizzando strumenti di lavoro, ma con un obiettivo di base: accompagnare la persona a seguire una strada professionale in linea con lei. Si lavora sulla consapevolezza, ci si dà delle scadenze, si lavora sulla motivazione. È un allenamento e, insieme, un accompagnamento. 

In generale, quanto durano i percorsi? Con le tue clienti noti dei pattern ricorrenti, sia nella durata che nelle esigenze iniziali e nei risultati con cui escono? 

Per l’orientamento, di solito si parte da un disagio forte. Molte arrivano dicendo: voglio dare le dimissioni. Io dico: calma, respiriamo e capiamo prima. Al contrario, chi sceglie un percorso di avvio d’impresa è spesso molto motivato. Però, se non ci diamo scadenze e obiettivi concreti, la motivazione tende a calare. Parlo di cose semplici ma chiare, come partecipare a una fiera dell’artigianato o fissare incontri con potenziali clienti entro una certa data. Spesso sono persone che vogliono portare a terra un progetto, ma mantengono il lavoro da dipendenti e, trattandosi spesso di donne con carichi familiari, avviare un progetto personale richiede tempo ed energie. Partono con grande entusiasmo, poi la cosa a volte rallenta. Incidono anche fattori esterni, come i giudizi degli altri, soprattutto nell’imprenditoria femminile. Un altro elemento che noto, sempre nell’imprenditoria, è che quando serve reinventarsi davvero, cioè cambiare registro, avviene anche una rivoluzione interiore: bisogna abituarsi a vedersi e a parlare di sé in modo diverso e far emergere parti che prima, nel corporate, non avevano spazio. 

E immagino che questo valga anche per molti uomini, dove a volte è ancora più difficile far emergere quelle parti più personali perché ci sono degli “scudi” più resistenti. 

Sì, vale anche per gli uomini. Un cliente, per esempio, aveva fatto tanti corsi di volontariato, clown per anziani, e non me l’aveva detto perché pensava non fosse rilevante. Invece è rilevante: se vuoi esplorare una parte più sociale di te, questi elementi sono fondamentali. Se non me li dai, facciamo più fatica a trovare la tua direzione. 

A livello concreto, ci racconti un percorso di cui sei orgogliosa sull’orientamento lavorativo con alcune tue clienti e alcuni tuoi clienti? 

Per l’orientamento, non porta sempre a passare da dipendente a imprenditrice. All’inizio pensavo che chi veniva da me volesse un cambiamento radicale. Invece, ciò di cui vado più fiera è quando la persona trova la sua quadra. Per esempio, una mia cliente è arrivata in crisi con il suo ruolo da dipendente. Lavorando sulla sua personalità creativa, abbiamo capito che non era nel ruolo giusto. Invece di ruoli verticali molto specialistici, per cui fai sempre la stessa cosa, nel suo caso era più adatto cercare ruoli da project manager, capitalizzando le tante esperienze accumulate. Questa scelta le ha dato una grande pace interiore. 

Spesso si arriva dal consulente con un’idea, ma senza averla analizzata a 360 gradi con metodi più strutturati. Si può comunque trovare la propria direzione anche se non la si era preventivata? 

Succede spesso, soprattutto con le persone con cui lavoro io. Quando si parla di creatività, capita che una ragazza giovane arrivi dicendo: tutti mi dicono che sono in crisi, che sono confusa, che dovrei scegliere. Con profili di questo tipo, basta cambiare prospettiva: invece di vederti solo come grafica o solo come esperta nel sociale, riconosci che hai molte competenze. Puoi decidere se usarne una in modo specialistico oppure combinarle per un ruolo più orizzontale. A quel punto scatta l’illuminazione: quindi non sono confusa, so tante cose. È il famoso profilo multipotenziale. Bisogna cercare ruoli che accolgano e valorizzino questa multipotenzialità. 
Nell’orientamento, la soddisfazione più grande è quando le persone iniziano a vedersi per ciò che sono e smettono di incasellarsi in un’unica etichetta. Se ti vedi solo dentro un ruolo molto definito, rischi di sentirti fuori luogo. Allargando la prospettiva su chi sei a livello professionale, capisci che tutto ciò che hai acquisito come formazione ed esperienze va bene, perché fa parte di una personalità magari più curiosa e creativa. Poi va utilizzato in modo intelligente per cercare ruoli lavorativi, o più lavori, che ti permettano di esprimerti. 

E il progetto che ti rende più orgogliosa a livello di avvio d’impresa? 

Nell’avvio d’impresa, la sfida e la soddisfazione maggiori arrivano quando le mie clienti diventano protagoniste. Per esempio, durante gli eventi che organizzo, quando debuttano, presentano i loro nuovi servizi o espongono i loro prodotti artigianali. Vederle partire con me da un’idea magari un po’ confusa e sognata e arrivare al momento in cui escono allo scoperto è molto gratificante. 

C’è una fascia d’età prevalente tra le persone che si rivolgono a te? 

Sì, sono donne intorno ai 40 anni, quasi sempre con un lavoro. Hanno quasi tutte studiato e hanno intrapreso un percorso professionale in cui non esprimono la parte creativa o identitaria. Questo può tradursi nel desiderio di fare un part time per sviluppare un progetto imprenditoriale che dia più spazio, perché magari gli orari da dipendente sono rigidi, oppure nel fatto di essere partite come creative e poi essersi ritrovate a fare altro per esigenze familiari, figli e così via.  

Pensavo ti cercassero soprattutto neolaureati, ma mi pare che spesso la richiesta arrivi dopo anni, quando la direzione non è ancora chiara. È così? E da qui nascono anche i tuoi percorsi di primo inserimento? 

Sì, ed è proprio un punto di sviluppo del mio lavoro. La riflessione è stata: se queste persone arrivano da me a quarant’anni con un po’ di rimorso, forse, se le avessi incontrate all’uscita dagli studi, alcune avrebbero evitato certi passaggi. Magari no, magari serviva comunque quel percorso, però potenzialmente si potrebbero prevenire situazioni di insoddisfazione offrendo percorsi di primo inserimento lavorativo. 

Passando al tuo quotidiano: qual è la sfida più complessa che affronti ogni giorno, sia come libera professionista sia nella pratica del coaching? 

Avere tante idee e poco tempo. Per farle bene ed essere efficace servirebbe molto tempo, e a volte le cose si accavallano. Bisogna imparare a lasciare andare e a dirsi: faccio, anche se non è perfetto. Più impari a usare gli strumenti, più liberi tempo per fare. Ci sono fasi: adesso, per esempio, so usare meglio i social, quindi impiego meno tempo a creare un post. Poi magari arriva l’idea di organizzare un evento e lì spendo molte energie. 

Come l’AI sta cambiando la relazione con le tue clienti e il tuo modo di lavorare? E che differenza c’è tra fare coaching online e in presenza? 

L’AI la uso per prima, per esempio per i social. Non la sponsorizzo, ma riconosco che, se la sai usare, ti aiuta e velocizza. La suggerisco anche alle clienti. Nei percorsi di orientamento, dopo la fase di consapevolezza passiamo agli strumenti. Se il profilo cerca un nuovo lavoro da dipendente, servono curriculum, LinkedIn e lettera di presentazione. Spingo a sperimentare l’AI: facciamo un modello di CV e di lettera, e impari a usare l’intelligenza artificiale per capire come può aiutarti. 

Per quanto riguarda l’offline, la presenza è più efficace. Vengo con la lavagna, faccio schemi e disegni. Oltre al valore della relazione, c’è una componente visiva importante. Online questa parte si perde. In presenza, mentre il cliente parla, io scrivo, disegno, visualizziamo insieme e a fine sessione faccio una foto e la mando come strumento di lavoro. Penso che la creatività emerga meglio in presenza, con vibrazioni diverse rispetto allo stare davanti allo schermo. 

Abbiamo visto che hai anche un podcast. Ci racconti com’è nata l’idea e cosa c’è alla base dell’intervistare persone legate all’imprenditoria femminile? 

Il podcast è nato all’inizio ed è stato uno dei primi strumenti che ho messo in piedi, dopo il sito che ho realizzato da sola. Il podcast mi ha permesso di dare voce a ciò che all’inizio faticavo a esprimere: storie di persone che hanno riscoperto la loro creatività e, in alcuni casi, hanno cambiato pelle. L’ho usato per comunicare quello che avrei voluto fare con il mio lavoro. Ho intercettato non solo storie di clienti, ma anche di persone incontrate lungo il percorso che mi dicevano: mi sono reinventata, ho lavorato per anni in un negozio e poi ne ho aperto uno mio. Chiedevo testimonianze proprio per rafforzare il mio progetto. 

Mi ricollego anche alle nostre colazioni di networking: molte persone hanno fatto cambiamenti importanti, dal lavoro fisso alla libera professione, fino a un’idea imprenditoriale. Non sapevo che nel podcast ci fossero anche persone incontrate lungo la strada. Questo gli dà ancora più valore perché porta visioni diverse e fa capire che non esiste un percorso lineare per tutti. 

Esatto, il messaggio è proprio dare ispirazione. In tutte le storie ci sono sfide e c’è la miccia che fa scattare il cambiamento. Quando sento qualcosa che può essere utile alle mie clienti, chiedo subito di raccontarlo. 

A livello di trend del mercato del lavoro in Italia, lavorando a stretto contatto con cambi di posizione, ingressi nella libera professione e riposizionamenti, come lo vedi? È in evoluzione o stagnante? E quanto è possibile cambiare ruolo in una corporate o in un’altra azienda? 

È un tema che voglio sviluppare quest’anno. Con le mie clienti, che sono persone private, lavoriamo su paure e fragilità: posso cambiare a cinquant’anni? Riuscirò a raggiungere i miei obiettivi? Mi prenderà un’azienda se busso alla loro porta? Molte ci riescono, ma non finisce lì. Raggiungiamo il primo obiettivo, cioè il riposizionamento o il cambio, e poi mi richiamano dicendo: la nuova realtà valorizza davvero la mia seniority? Mi hanno proposto un ruolo da project manager, ma di fatto non lo faccio. Qui entra in gioco anche l’azienda. Vorrei lavorare sulla consapevolezza organizzativa riguardo alle persone che inserisce o che cambiano ruolo: conosci davvero le risorse che hai? Sono posizionate nel ruolo giusto? Se entra una nuova risorsa, sei in grado di valorizzarne la seniority, la multipotenzialità e di affidarle progetti creativi in cui possa esprimersi? Mi piacerebbe portare la consapevolezza identitaria che costruisco con l’individuo anche dentro le aziende, che sono fatte di persone. 

Con i progetti che crescono e il tempo limitato, pensi a un team o a un cambio di modello per scalare? 

Sì, è una sfida. L’idea è far diventare le mie clienti protagoniste. Sto iniziando a renderle più attive anche in Scuola Creativa, in base alla loro posizione e al loro talento. Per esempio, una cliente specializzata in progetti e bandi si occupa della parte progetti per il World Creativity and Innovation Day. Un’altra, che vuole cambiare vita passando da commercialista a organizzatrice di eventi, si occuperà dell’organizzazione dell’evento del 26 aprile. La mia idea è crescere coinvolgendo loro in modo mirato. 

Hai citato Scuola Creativa HUB: vuoi raccontarci di che cosa si tratta? 

Sì, Scuola Creativa HUB. L’idea è che diventi un ecosistema. L’anno scorso, con il focus di supportare il cambiamento di persone che hanno un lato creativo da esprimere nel modo più corretto a livello lavorativo, mi sono accorta che avevo bisogno di partner. Da sola non posso essere, per loro, la commercialista, la copisteria o la social media manager. Ho iniziato quindi a cercare partner che sposassero il progetto e sviluppassero sensibilità sul tema, sia rispetto alle donne sia rispetto alla creatività. Serve proprio quell’ingrediente: molte clienti con un progetto imprenditoriale mi dicono che dal commercialista si sono sentite travolte dai numeri e sono scappate. Con la commercialista ho ragionato così: certo, dobbiamo arrivare ai numeri, ma puoi, se faccio da filtro, offrire una consulenza pensata per creative che hanno bisogno di arrivarci in maniera creativa? 

Il primo passo, dunque, è creare una rete di partner a supporto, formati per primi sul tipo di persone con cui lavoriamo. Poi, piano piano, evolvere: cercare spazi, sostenitori e capire in che termini crescere. È un ecosistema protetto: non si entra subito nel “mondo reale”, si rimane in un sistema in cui la creatività guida e ci si sente tutelati. 

Oltre alle giornate di consulenza gratuita, quali altri eventi metti in programma? 

L’anno scorso non sono riuscita a organizzarli. L’idea è fare eventi di networking creativo, come quello che vorrei realizzare il 26 aprile in onore della Giornata internazionale della creatività. Sono momenti anche formativi, con workshop in cui le mie clienti sono protagoniste attive e si sperimentano. Per esempio, in un altro workshop la mia cliente che vende cappelli ha guidato una sessione su come fare personal branding attraverso i suoi cappelli. Sono momenti un po’ ludici e un po’ creativi, in cui loro diventano protagoniste in uno spazio ovattato ma aperto al pubblico. C’è una forte idea di protezione. 

Come sei arrivata a MUG? Come l’hai scoperto e che cosa hai trovato rispetto a ciò che ti aspettavi? 

L’ho scoperto tramite una mia cliente che veniva qui. Non vi conoscevo, ho cercato online e poi sono venuta. Cercavo uno spazio per fare consulenze dal vivo ed è quello che ho trovato. Per me è perfetto, anche per il mio target: c’è sempre un effetto di stupore quando le persone entrano. Prenoto le sale riunioni quando incontro le clienti in presenza ed è uno spazio davvero azzeccato per le mie esigenze. 

A noi fa piacere, anche perché, come dicevi, c’è scambio e networking. Hai portato le tue clienti alle nostre colazioni e hanno potuto vedere il mondo di MUG. Sappiamo che per chi vuole cambiare è prezioso ascoltare storie di persone che ce l’hanno fatta: può dare supporto concreto. 

Sì. Un mio cliente, l’ultima volta, ha detto: “Ho fatto centro quando ho detto che sto per cambiare tutto”. È utile anche per chi sta cambiando pelle, per esempio da dipendente a libera professionista. È un modo per testarsi: un vero networking in cui, in pochi secondi, devi dire chi sei e cosa fai. È un modo per buttarle nella mischia, un allenamento pratico. 

Veniamo al futuro. Qual è il progetto più grande che vuoi sviluppare nei prossimi mesi o anni? 

Nei prossimi anni, aprire Scuola Creativa HUB a livello fisico, una vera e propria scuola. Non so ancora quando, ma è un bellissimo obiettivo. Le ho dato il nome “Scuola” proprio perché immagino uno spazio fisico. 
Quest’anno mi piacerebbe integrare il tema del primo inserimento lavorativo. Già lo faccio come coach per alcune fondazioni che lavorano con giovani studentesse; vorrei aggiungere un servizio di orientamento dedicato al primo inserimento, per evitare di arrivare a quarant’anni pensando: “Se avessi saputo come sono fatta, avrei scelto altre strade”. Mi piacerebbe anche dialogare di più con le aziende, portando consapevolezza dall’interno, magari affiancando le risorse umane o i processi di selezione. 

Qual è un errore che hai commesso nel tuo percorso, o nel trovare la tua direzione, che consiglieresti di evitare a chi sta cercando la propria strada o affrontando un cambiamento?  

Fare quello che ti dicono gli altri. O meglio: quando studiamo, raramente ci illustrano tutti i potenziali ruoli in cui potremmo usare le nostre competenze. Il punto è esplorare, non fermarsi ai ruoli standard che ci vengono prospettati, ma provare a unire ciò che ci piace. Esiste, si può creare. Se l’avessi saputo prima, non avrei nemmeno sostenuto l’esame da avvocato, per evitare una fatica inutile. Anche se stai già percorrendo una strada, non è detto che non si possa tornare indietro o cambiare direttamente. Bisogna restare in contatto con ciò che ci appassiona. Partire dalle competenze che l’università ci offre, certo, ma chiederci sempre se, usate in quel modo e per quel ruolo, vanno bene per noi o se vadano mixate e applicate in modi nuovi, compatibili con chi siamo. Spesso le persone non fanno ciò che vogliono perché pensano che “così non vada bene”. Se invece va bene, cerca gli spazi e le modalità con cui puoi davvero esprimerti. 

Visto che abbiamo toccato il tema “scuola”, una curiosità: a livello di formazione scolastica e universitaria, cosa si potrebbe fare meglio per rendere più consapevoli le persone che stanno per entrare nel mondo del lavoro, valorizzando caratteristiche, capacità e passioni? 

Stare di più sui bisogni dell’individuo. La personalità emerge già durante l’università: bisogna lavorare sulla consapevolezza. Ti piacciono molte cose? Sei metodica? Ti stanno strette le regole? Questo parla di come sei e di come lavorerai. Se, per esempio, una mia cliente vuole passare da dipendente a libera professionista perché vive la rigidità come un limite, o predilige lo smart working ma non può farlo, allora forse deve orientarsi già verso la libera professione o formule flessibili. Partirei dalla consapevolezza: non solo competenze e passioni, ma anche come sei tu e come “funzioni” bene. 

Chiudiamo con un consiglio di lettura o una risorsa che ti ha lasciato qualcosa di importante, anche personale, non per forza lavorativo. 

Ne ho due, entrambe di svolta. Il primo è “Craftfulness”, che mi ha dato una direzione quando cercavo di capire a chi e come rivolgermi col coaching, parlando della creatività come strumento di benessere, non solo professionale. Il secondo è Emily Wapnick sui multipotential: ha fatto un TEDx su queste figure con più passioni, che non trovano una direzione “unica” e strutturata. Un’amica me lo consigliò dicendomi: guardalo, vedrai che ti torna, inizia a respirare. Così è stato. Poi ho letto il suo libro, che offre molti suggerimenti pratici su come impostare il lavoro quando hai più passioni e bisogni. Entrambe sono risorse molto utili. 

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Premio Cambiamenti CNA https://www.mugbo.it/news/2026/03/10/premio-cambiamenti-cna-un-viaggio-attraverso-i-territori-per-scoprire-linnovazione-che-cresce-dalle-comunita/ Tue, 10 Mar 2026 12:55:08 +0000 https://www.mugbo.it/?p=2557 Quattro province, decine di imprese incontrate e tante idee che stanno prendendo forma nei nostri territori. Il Premio Cambiamenti di CNA è prima di tutto questo: un percorso dentro l’Italia che innova, ascolta e sperimenta, costruendo soluzioni nuove a partire dai bisogni delle persone e dei luoghi. La settimana scorsa abbiamo partecipato come giuria alle […]

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Quattro province, decine di imprese incontrate e tante idee che stanno prendendo forma nei nostri territori. Il Premio Cambiamenti di CNA è prima di tutto questo: un percorso dentro l’Italia che innova, ascolta e sperimenta, costruendo soluzioni nuove a partire dai bisogni delle persone e dei luoghi.

La settimana scorsa abbiamo partecipato come giuria alle selezioni provinciali del Premio Cambiamenti nelle tappe di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Insieme a Emil Banca, abbiamo incontrato realtà che rappresentano ciò che più ci sta a cuore: un’innovazione che nasce dalla comunità, che interpreta i territori e che immagina modelli capaci di generare valore sociale, economico e culturale.

Il Premio Cambiamenti, promosso da CNA, da anni valorizza le giovani imprese che introducono nuovi modi di produrre, di usare la tecnologia, di prendersi cura delle persone e dell’ambiente. Il suo obiettivo è far emergere energie imprenditoriali ancora in fase di sviluppo ma già capaci di portare un contributo concreto al futuro dei territori. Per noi di MUG, che ogni giorno lavoriamo a fianco di startup e progettualità innovative, prendere parte a questo percorso significa contribuire a un ecosistema che cresce grazie alla collaborazione.

Il nostro ruolo non è puramente simbolico. Per ogni tappa, Emil Banca premia la startup selezionata con un contributo di mille euro in prodotti o servizi erogati dalla startup stessa. Un gesto semplice ma profondamente significativo. Da un lato permette alle imprese di validare la propria idea con un cliente reale, testando soluzioni in un contesto concreto. Dall’altro genera un modello virtuoso in cui la banca innova grazie alle proposte sviluppate da queste realtà, in una logica di scambio e crescita reciproca. È la dimostrazione che innovare significa anche creare relazioni, non solo prodotti.

Durante le tappe abbiamo premiato quattro imprese che interpretano in modo emblematico questo spirito, ognuna con una proposta capace di affrontare una sfida diversa.

– Giusto Pasto, vincitrice nella tappa di Bologna, è una piattaforma nutrizionale che utilizza un algoritmo scientifico per proporre ricette e menù personalizzati con l’obiettivo di migliorare benessere e qualità della vita. Un progetto che unisce salute, tecnologia e ricerca.

– Federico Piccinini Group, premiato a Ferrara, è un ecosistema che sviluppa e supporta nuovi progetti imprenditoriali, accompagnando startup e imprese attraverso percorsi di crescita e sperimentazione. Una realtà che mette la propria esperienza al servizio dell’innovazione diffusa sul territorio.

– Djinne, vincitrice a Modena, è una piattaforma digitale che sfrutta l’intelligenza artificiale per trasformare storie, luoghi e identità del territorio in esperienze turistiche personalizzate. Un modo nuovo di raccontare e vivere i luoghi, unendo tecnologia e valorizzazione culturale.

– Alma Serum, premiata nella tappa di Reggio Emilia, opera nel biotech con lo sviluppo di prodotti innovativi per il benessere della persona. Una testimonianza del potenziale delle scienze della vita nel generare soluzioni ad alto impatto.

Siamo orgogliosi di aver avuto l’opportunità di conoscere queste realtà e tutte le imprese che abbiamo incontrato lungo il percorso. Ognuna porta con sé una storia diversa, un bisogno da cui tutto è nato e una visione che merita di essere sostenuta.

Il nostro grazie va alle imprenditrici e agli imprenditori che hanno deciso di mettersi in gioco, mostrando quanto sia ricca l’energia creativa dei nostri territori. Ci rivedremo presto nella selezione regionale, pronti a continuare questo viaggio dentro l’Italia che cambia.

Continuiamo a sostenere chi costruisce il cambiamento, un’impresa alla volta.

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Premio Barresi 2025 https://www.mugbo.it/news/2026/03/10/premio-barresi-2025-mug-ospita-levento-dedicato-allimprenditorialita-giovanile-che-genera-impatto/ Tue, 10 Mar 2026 12:38:58 +0000 https://www.mugbo.it/?p=2546 Martedì 24 febbraio abbiamo avuto il piacere di ospitare l’evento finale del Premio Barresi 2025, promosso dalla Città metropolitana di Bologna. Un appuntamento che ogni anno celebra la migliore imprenditorialità giovanile del territorio, valorizzando quelle realtà che scelgono di crescere integrando sostenibilità sociale e ambientale nei propri modelli di business, in coerenza con gli obiettivi […]

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Martedì 24 febbraio abbiamo avuto il piacere di ospitare l’evento finale del Premio Barresi 2025, promosso dalla Città metropolitana di Bologna. Un appuntamento che ogni anno celebra la migliore imprenditorialità giovanile del territorio, valorizzando quelle realtà che scelgono di crescere integrando sostenibilità sociale e ambientale nei propri modelli di business, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Il Premio, nato nel 1992 e intitolato alla memoria di Gianluca Barresi, è diventato negli anni un punto di riferimento per chi vuole fare impresa in modo responsabile e generativo. La sua storia racconta l’evoluzione dell’ecosistema bolognese e il crescente impegno verso un’economia capace di creare valore condiviso. Anche per questo, ospitare la cerimonia finale a MUG è per noi motivo di orgoglio. I nostri spazi sono stati pensati per favorire l’incontro tra persone, competenze e visioni e iniziative come questa dimostrano quanto sia importante avere luoghi che sappiano accogliere, connettere e trasformare le idee in opportunità reali.

Durante la serata è intervenuto anche il Presidente di Emil Banca, portando il punto di vista di una banca cooperativa da sempre vicina all’imprenditoria responsabile e attenta a sostenere chi investe nel territorio. L’attenzione verso le giovani imprese, soprattutto quelle che integrano impatto sociale, innovazione e radicamento locale, rientra pienamente nella missione della banca e dialoga con l’identità di MUG, che nasce proprio per mettere in rete comunità, startup, professionisti e istituzioni.

La giuria ha premiato quattro imprese che si sono distinte per il loro contributo agli ambiti chiave dello sviluppo sostenibile. Realtà che affrontano sfide legate all’inclusione sociale, alle tecnologie per l’ambiente, alla cultura come strumento di partecipazione o ai nuovi modelli di economia circolare. Ognuna di queste storie imprenditoriali testimonia come l’innovazione giovanile possa generare benefici concreti per la comunità e rappresenta un tassello del mosaico che la Città metropolitana sta costruendo per rendere Bologna un territorio sempre più attrattivo e sostenibile.

A conclusione della cerimonia, un momento di networking ha trasformato la sala in uno spazio dinamico di confronto e nuove relazioni. Founder, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e attori dell’ecosistema si sono incontrati per condividere esperienze, idee e prospettive. È in questi scambi informali che spesso nascono collaborazioni inattese, percorsi di crescita e progetti che prendono vita grazie alla forza delle connessioni.

Partner come ART-ER, Comune di Bologna, IncrediBOL!, Camera di Commercio di Bologna, BURŌ Café hanno contribuito a creare un contesto ricco e stimolante, confermando quanto il territorio sia capace di fare rete in modo efficace.

Un ecosistema è fatto di incontri. Ed è proprio nella collaborazione tra istituzioni, imprese, luoghi dell’innovazione e comunità che si costruisce il futuro del nostro territorio. Siamo felici che MUG sia stato il palcoscenico di una serata che celebra il valore dell’imprenditorialità giovane e responsabile. Continueremo a essere un punto di riferimento per chi immagina, crea e innova con l’ambizione di generare un impatto positivo.

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Workshop e Assemblea dei Soci del Clust‑ER Innovate https://www.mugbo.it/news/2026/02/09/prova/ Mon, 09 Feb 2026 08:16:00 +0000 https://www.mugbo.it/?p=2465 Il 30 gennaio abbiamo preso parte a una giornata di lavoro particolarmente significativa per l’ecosistema regionale dell’innovazione: il Workshop Future Studies e l’Assemblea dei Soci organizzati da Clust‑ER Innovate presso il DAMA Tecnopolo di Bologna. Per Emil Banca e per MUG partecipare attivamente alla vita del Cluster significa contribuire in modo concreto alla crescita del […]

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Il 30 gennaio abbiamo preso parte a una giornata di lavoro particolarmente significativa per l’ecosistema regionale dell’innovazione: il Workshop Future Studies e l’Assemblea dei Soci organizzati da Clust‑ER Innovate presso il DAMA Tecnopolo di Bologna.

Per Emil Banca e per MUG partecipare attivamente alla vita del Cluster significa contribuire in modo concreto alla crescita del territorio, al dialogo tra attori pubblici e privati e alla costruzione di una visione condivisa sul futuro.

Il Workshop Future Studies: immaginare il 2035 per decidere meglio oggi

La prima parte della giornata è stata dedicata al Workshop Future Studies, organizzato in collaborazione con la Fondazione Italiana Studi di Futuro e guidato dal professor Roberto Poli.

L’obiettivo non era prevedere il futuro, ma esplorare scenari possibili, probabili e desiderabili.

Attraverso un approccio sistemico e anticipatorio abbiamo lavorato su:

  • megatrend e discontinuità,
  • impatti sociali, economici, ambientali, tecnologici e politici (metodologia STEEP),
  • narrazioni del futuro e capacità di visione.

I diversi gruppi di lavoro sono stati guidati da facilitatori esperti e hanno costruito scenari ambientati in un ipotetico 2035, riflettendo su come evolveranno mobilità, lavoro, sostenibilità, relazioni digitali e cittadinanza attiva.

Per noi di MUG è stato un esercizio prezioso: ragionare sul futuro significa migliorare le scelte del presente, comprendere meglio le esigenze emergenti delle imprese e accompagnare la comunità dell’innovazione in una trasformazione consapevole.

L’Assemblea dei Soci: visioni strategiche per il futuro dell’innovazione regionale

Il pomeriggio si è poi aperto con l’Assemblea dei Soci del Clust‑ER Innovate, un momento fondamentale per allineare strategie, condividere priorità e definire traiettorie comuni.

Tra gli interventi principali:

  • la nuova Agenda Digitale della Regione Emilia‑Romagna, presentata dall’Assessora Elena Mazzoni;
  • le direttrici strategiche dell’innovazione illustrate da ART‑ER;
  • i bandi e le opportunità 2026 per imprese e organizzazioni;
  • le strategie di internazionalizzazione dell’ecosistema regionale;
  • il rendiconto 2025 e il piano lavori 2026 del Cluster, presentati dalla Manager Elisabetta Bracci.

Un quadro ricco e articolato, che conferma la volontà della Regione e degli attori del Cluster di rafforzare un ecosistema competitivo, internazionale e orientato alla sostenibilità.

Uno sguardo condiviso sul domani

Per Emil Banca e per MUG, la giornata del 30 gennaio non è stata solo un appuntamento istituzionale: è stata l’occasione per riaffermare il nostro impegno nel sostenere l’innovazione come leva di sviluppo territoriale.

Abbiamo portato il nostro punto di vista, ascoltato quello degli altri e rafforzato la consapevolezza che il futuro non si costruisce da soli.

Si costruisce insieme, unendo competenze, prospettive e responsabilità.

È questo l’approccio che continueremo a portare dentro il Cluster e nei nostri progetti:

accompagnare startup, imprese e comunità in un percorso dove innovazione e impatto convergono in un’unica direzione.

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