Questo sarà un numero di MUGAZINE un po’ particolare, ma prova a raccontarci la tua esperienza a MUG, fin dall’inizio. Come sei arrivato qua?
Quando ho sentito per la prima volta parlare di MUG era l’autunno 2020, avevo 24 anni e mi ero appena laureato (da casa) in Comunicazione Pubblica e di Impresa, magistrale dell’Università di Bologna. Era un periodo strano, nel pieno della seconda ondata di Covid. C’era il coprifuoco alle 22, non si poteva fare sport in gruppo, si facevano poche e studiate uscite, si frequentavano poche persone. Era uno scenario che un anno prima sarebbe stato surreale da immaginare, e che anche ora che l’abbiamo vissuto ci sembra solo un brutto ricordo lontano dalla realtà.
In quel periodo mi ero appunto laureato, gli stimoli esterni erano per forza pochi e molto deboli, quindi l’unica cosa che mi rimaneva da fare era concentrarmi sul mio futuro professionale. Avevo già iniziato da prima della discussione tutto l’iter previsto in questi casi: profilo Linkedin, colloqui, corsi, personal branding, formazione, esplorazione… È stato tutto abbastanza breve perché a pochi giorni dalla laurea ho fatto il primo colloquio con Emil Banca, arrivato in seguito a un career day dell’Università (anche quello online ovviamente). Passati tre colloqui con diversi interlocutori, dopo 20 giorni dalla Laurea Magistrale ero già un dipendente di Emil Banca.


Com’era MUG a fine 2020?
MUG all’epoca era un sito web con un rendering 3D di una location futuristica e un progetto di innovazione chiaro solo nella mente di poche persone. Io mi ero presentato per quello che ero e non avevo idea di cosa avrei dovuto fare, però MUG rappresentava sicuramente il più grande stimolo in quel buio autunno (e poi inverno) di pandemia. Ogni giorno imparavo cose nuove e mi mettevo in gioco cercando di studiare il più velocemente possibile tutto quello che trovavo sul mondo startup, open innovation, business model etc etc. Intanto in Via Emilia Levante 9/f c’era un grande cantiere con decine di persone al suo interno: muratori, elettricisti, imbianchini e artigiani vari. Andare a visitare il cantiere era sempre una grande emozione perché lasciava molto spazio all’immaginazione di quello che sarebbe potuto diventare.
Le aspettative non furono deluse e alla fine della primavera del 2021 inaugurammo MUG. Purtroppo dal punto di vista pandemico la situazione era ancora molto incerta e quindi fummo costretti a festeggiare all’insegna del distanziamento sociale e della sobrietà. Oggi siamo abituati a vedere MUG come un luogo di convivialità, con frequenti catering, colazioni e aperitivi di networking, però all’epoca le regole erano molto ferree e quindi non potemmo offrire neanche un brindisi all’allora Presidente di Regione Bonaccini ospite insieme a tante altre autorità dell’inaugurazione della struttura. Nonostante le restrizioni quell’estate ebbe comunque un sapore di ripartenza: si potevano prenotare voli aerei, tornarono gli eventi all’aperto, l’Italia vinse gli Europei di calcio e MUG era tutto da scoprire, sia come luogo fisico che come attività e persone da mettere al suo interno. I primi coworkers arrivarono quasi subito e ci aiutarono a fare i primi test della struttura e delle sue tecnologie.



E poi quale è stato il tuo percorso dentro MUG dal 2021 a oggi?
Con il passare del tempo ho avuto l’opportunità di conoscere sempre più persone e startup, grazie al network di Emil Banca e del mio team, MUG attirava curiosi e curiose, founders, freelance, manager e anche semplici appassionati di innovazione. Ogni volta era l’occasione per presentare con orgoglio il progetto, di mostrare le caratteristiche e la mission di quel luogo che trasmetteva futuro e tecnologia, ma con un’anima fortemente legata al territorio.
Abbiamo iniziato a partecipare a programmi di accelerazione, siamo entrati in numerosi network, sia pubblici che privati all’interno dell’ecosistema dell’innovazione e con tanta voglia di collaborare abbiamo cercato di fare del nostro meglio per favorire la nascita e crescita di nuove imprese nel territorio. Parallelamente abbiamo cercato di portare avanti anche una mission interna, cioè quella di fare innovazione interna per Emil Banca, per i suoi uffici e i suoi processi.
Quello di MUG è un caso abbastanza unico di Innovation Hub e la sua forma ibrida di coworking, acceleratore, banca, spazio per eventi lo rende complesso e affascinante. Per me è stato un grande onore poter scrivere questi primi 4 anni di storia del progetto: vedere il suo coworking riempirsi di decine di persone, supportare centinaia di eventi e osservare startup che nascevano, crescevano e a volte anche chiudevano intorno a me. Ho avuto l’occasione di uscire dall’ufficio e imparare da altri, di partecipare a eventi, manifestazioni e workshop, di formarmi costantemente, di ritirare premi e certificazioni… Fra il 2023 e il 2024 ho anche frequentato un Master Universitario in ambito economico e diversi corsi accreditati. Ho scritto un project work proprio su MUG, che ne analizza storia e caratteristiche per chi volesse approfondire.



Che cosa ti rimarrà da questa esperienza?
MUG è stata una vera e propria finestra aperta sul mondo del presente e del futuro, che mi ha dato la possibilità di conoscere le realtà più innovative del territorio e soprattutto di sperimentare. Oltre a questo, ciò che porterò sempre con me sono le persone con le quali sono entrato in contatto. Gestire la struttura e condividerla con i coworkers, portare avanti progetti di accelerazione con altre aziende, organizzare eventi insieme a partner sono tutte attività che hanno una grossa componente relazionale e umana. Sarebbe impossibile citare tutti quanti, ma assicuro che praticamente ogni persona che ho avuto modo di conoscere mi ha lasciato qualcosa. Un ringraziamento speciale va a chi ha condiviso con me questo cammino quotidianamente e che in questi anni ha fatto parte del team di MUG: Francesco, Vittoria, Alberto, Cristina, Alessandro, Elisabetta, Linda, Nadia, Mattia, Emma.
In un certo senso, professionalmente parlando, MUG è il progetto con il quale sono nato e cresciuto e con il quale avrò sempre un legame speciale. Adesso per me è arrivato però il momento di cambiare.




Cosa ti aspetta adesso?
Dal 1 gennaio 2025, cioè dalla prossima settimana, farò parte dell’ufficio comunicazione di Emil Banca. Per me sarà una nuova sfida, credo che sia un ufficio che ha un ruolo cruciale per l’azienda perché ha l’obiettivo di curarne la comunicazione commerciale, sociale e identitaria in tutte le sue forme. Avrò l’occasione di imparare molte cose nuove e di mettere in luce i valori e le caratteristiche di una Banca alla quale mi sento affine. Dovrò mettermi in gioco per riuscire a emergere in un contesto diverso rispetto a quello di MUG e allo stesso tempo dovrò portare un po’ dell’innovazione respirata e sperimentata in questi anni all’interno di un ufficio che per continuare a fare bene il suo lavoro dovrà stare al passo con il cambiamento.
Non ho dato l’addio a nessuno perché continuerò a frequentare MUG, sia come collega che come partecipante a diversi eventi e iniziative. Sono sicuro che il team continuerà a portare avanti tutti il lavoro fatto e che il progetto verrà sempre più riconosciuto sia a livello locale che nazionale.


Come tutti gli intervistati vuoi lasciarci con qualche suggerimento?
Dal basso dei miei 29 anni mi sento di suggerire a tutte e tutti di vivere con curiosità e intraprendenza, di vedere il lavoro come una parte importante della propria vita, ma di non tralasciare tutto il resto. Credo che i miei interessi e le mie passioni personali abbiano contribuito a darmi diversi strumenti utili per affrontare le sfide che ho incontrato fino adesso. Una grande paura che ho è quella di “invecchiare” dentro, chiudere la mente, e perdere gli stimoli del mondo esterno. Con l’età certamente si matura come persone, però credo che non dovremmo mai perdere la vitalità, la curiosità e l’amore per le cose nuove che si hanno da più giovani. Ripensando al mio percorso dentro MUG ricordo bene le emozioni delle numerose prime volte di qualcosa e credo siano state il carburante che ha tenuto sempre alto il mio entusiasmo. Nel bene e nel male “la prima volta ti fa tremare”.
Una citazione che mi ha accompagnato già dagli anni dell’Università e che ho ritrovato anche dentro al mio percorso professionale è “think global act local”. Penso sia importante avere una visione ampia dei fenomeni, ma poi bisogna anche sapere declinare questo pensiero in azioni concrete (anche piccole) intorno a noi.
Mando un grande abbraccio a tutte le persone che hanno letto l’intervista, non sarò più a MUG ma rimango facilmente rintracciabile su altri canali!



