Buongiorno Ottavio, grazie per essere qui! Partiamo dall’inizio della tua storia professionale. Da dove vieni?
Ciao e grazie per l’invito. Io sono nato e cresciuto a Belluno e già dalle scuole superiori ho intrapreso un percorso nel settore, studiando come perito edile all’istituto tecnico industriale della mia città. Belluno è una città bellissima, a misura d’uomo, però non c’era l’Università, quindi dopo le scuole superiori ho deciso insieme ad altri compagni di proseguire gli studi a Ferrara iscrivendomi a Ingegneria Civile Idraulica.
Verso la fine dell’università sono stato chiamato anche a fare il militare e ho fatto l’alpino, vivendo un anno in una realtà in apparenza molto diversa. Visto il mio percorso di studi sono stato nominato responsabile al minuto mantenimento e gestivo una serie di altri militari (falegnami, muratori, carpentieri, impiantisti) che avevano il compito di mantenere gli edifici e le caserme. In base ai programmi dovevo conseguentemente occuparmi di comprare i materiali, chiedere preventivi, mandare le squadre a lavorare giorno per giorno… Nonostante il sacrificio di un anno è stata comunque un’esperienza da considerare formativa.
E dopo l’Università?
Dopo ho iniziato un po’ come tutti a fare praticantato in piccoli studi di progettazione (pratiche edilizie, progetti strutturali, seguivo piccoli complessi residenziali…). Passati un paio d’anni ho avuto la possibilità di andare a lavorare in una società di ingegneria strutturata con parecchi collaboratori e dipendenti impegnata in lavori importanti pubblici e privati a livello locale e nazionale. Lì ho fatto un vero salto di qualità perché si lavorava in maniera molto professionale, con budget e commesse di un certo livello. Ho avuto quindi modo di seguire progetti importanti e conoscere alcune delle realtà più importanti a livello nazionale del settore. Mentre mi continuavo anche a formare (ho partecipato a vari congressi e a uno studio su tutte le gallerie del Bellunese) mi è arrivata l’opportunità imperdibile di andare a lavorare in una grande impresa general contractor del Veneto che mi ha dato da subito la gestione di un importante cantiere di ristrutturazione post-industriale a Marghera presso la zona dei moli del porto commerciale. Per la mia carriera è stato un bel passo in avanti e sono passato da avere contratti di collaborazione a diventare un dipendente di un certo livello.


Com’è stato il periodo da dipendente?
Da dipendente di azienda ho iniziato a gestire aspetti diversi, come le risorse umane, i budget della commessa, le forniture materiali, subappaltatori e tanto altro. Grazie alla passione che mi spingeva sono riuscito ad allinearmi presto con professionisti che avevano più esperienza e anche se molto impegnativo ho bellissimi ricordi di quel periodo. All’epoca ero più giovane e capitava spesso di uscire con colleghi e amici anche la sera dopo le lunghe giornate di lavoro, nonostante la fatica anche dovuta ai molti km giornalieri, c’era molto entusiasmo perché si intravedeva una prospettiva e si percepiva che i risultati ottenuti venivano apprezzati. Dopo quel periodo sono stato mandato a seguire temporaneamente anche un cantiere di infrastrutture in Abruzzo e dopo ancora sulla Salerno-Reggio Calabria. Per un periodo di circa 8/9 anni anno ho vissuto e lavorato prima per la realizzazione dei tratti autostradali della A3 in Calabria, vivendo anche a Scilla, un posto meraviglioso sullo Stretto di Messina e successivamente passando in altre realtà di general contractor top 50 Italiane per la realizzazione di lavori infrastrutturali e gallerie presso Belluno. Nel periodo di passaggio tra queste ultime due esperienze ho anche conosciuto la mia attuale moglie. Negli anni la mia ambizione è gioco forza cambiata anche in virtù del mercato delle costruzioni che ha subito oscillazioni. Alla fine, ho deciso di stabilirmi a Bologna e iniziare una nuova vita lì.
E quindi è iniziata la tua vita a Bologna…
La mia compagna lavorava e aveva il suo progetto di vita qui, quindi dopo un periodo di “pendolarismo” ho scelto di cercare di stabilirmici anch’io; era un momento in cui il mercato nel mio settore di competenza era abbastanza fermo, nel 2015 si investiva poco nelle infrastrutture e poi c’è stato anche il periodo degli attentati e dell’ISIS. Tra le opportunità valutate all’epoca mi era stata offerta una posizione in Arabia, ma vista la situazione ho preferito evitare. Ho aperto partita IVA e iniziato il mio percorso da consulente responsabile di commessa su diversi cantieri in Emilia per una Cooperativa di Costruzioni. Dopo 4-5 anni è arrivato il covid che ha di nuovo cambiato le carte in tavola, ma mi ha dato anche l’opportunità di rimettermi in contatto con un collega ingegnere con il quale avevo avuto rapporti di lavoro per i controlli tecnici nei cantieri che gestivo. La sua società attiva nell’intero territorio nazionale era alla ricerca di nuovi profili e quindi ho iniziato un nuovo percorso in qualità di consulente ispettivo nei cantieri con riferimento all’area dell’Emilia Romagna.
Una carriera piena di cambiamenti, come hai gestito il tuo work life balance?
In questi ultimi anni che ho raccontato ho avuto anche due figli, quando erano piccoli necessitavo della massima flessibilità per poter riuscire ad organizzare la vita famigliare. Questo anche perché essendo noi entrambi genitori non nativi di Bologna non avevamo a stretto contatto una struttura famigliare con cui riuscire a dividere il carico degli impegni. Essere un libero professionista mi permetteva di andare incontro a queste necessità, mantenendo però un impegno full-time. Anche oggi che loro sono cresciuti anche se non indipendenti la formula del freelance resta adatta, anche per la gestione del tempo libero.


Nei decenni com’è cambiato il tuo lavoro?
Quando ho cominciato si lavorava molto “sul campo”, sia in studi professionali per la parte progettuale sia operativamente per i general contractor dentro piccoli uffici ricavati da prefabbricati nei cantieri. Il mio lavoro come tanti altri ha subito un forte processo di digitalizzazione, nei primi tempi gli strumenti tecnologici erano solo il computer e la stampante/plotter, si impegnava parecchio tempo nel disegno cad e nella computazione e per vedere i frutti del lavoro si faceva necessariamente anche molta “manovalanza” per presentare gli elaborati progettuali cartacei. Io non me ne occupo più da molto ma ad oggi è stato tutto reso digitale, e anche le pratiche edilizie vengono fatte in maniera differente. Non credo che in futuro l’Intelligenza Artificiale potrà sostituire al 100% il nostro lavoro, però potrà essere probabilmente un valido strumento a supporto.
Come sei arrivato qui a MUG?
Stavo cercando online uno spazio di coworking a Bologna, e mi è comparsa la pagina di MUG. Il fatto che la struttura fosse un progetto di una banca mi ha dato fiducia e sicurezza quindi mi sono incuriosito e sono venuto a visitarvi. Passato il primo giorno di prova ho capito che era uno spazio adatto a me soprattutto per il suo dinamismo.
Come ti trovi a lavorare a fianco a persone di età diversa e soprattutto con competenze in settori molto diversi dal tuo?
È bellissimo e stimolante, la maggioranza delle persone con cui condivido gli spazi quotidianamente è più giovane e personalmente apprezzo la leggerezza di ascoltare discorsi simili a quelli con cui avevo a che fare anch’io alla medesima età. Mi piace vedere un gruppo di persone che fra loro hanno legato e organizzano spesso appuntamenti conviviali o eventi anche fuori dall’orario di lavoro. Risulta poi talvolta anche utile perché in caso di necessità si può chiedere informalmente un parere ai vicini di scrivania che sono professionisti in altri ambiti tipo commercialista, architetto, assicuratore, etc. Essendo poi uno spazio grande con all’interno anche realtà di start up innovative e internazionali ho trovato persone di molteplice provenienza e molte plurilingue con mentalità aperte e creative. Questa cosa offre l’opportunità di vedere con occhi diversi come si sviluppa ed evolve il mondo del lavoro nel suo complesso.


Come vedi ad oggi il tuo settore lavorativo? E il ricambio generazionale?
Secondo me ad oggi dopo un periodo medio-lungo di flessione, si sta sviluppando un fermento sia nelle costruzioni che nell’industriale. Io come estrazione sono ovviamente favorevole al costruire e al progresso ma di pari passo a principi di sostenibilità.
Il cambio generazionale ha un pattern, il vecchio guarda al giovane convinto che la sua strada sia più facile, il giovane guarda al vecchio come a un petulante, ogni generazione ha subito questo processo. Credo che comunque importante sia portare sempre rispetto reciproco nonostante le diversità di visione.
Oggi il mondo del lavoro è evoluto molto, le persone hanno più cura della propria vita privata e c’è più interesse nel realizzarsi anche al di fuori della realtà dell’ufficio. Credo che questo sia un aspetto molto importante anche per la resa lavorativa.
Quali sono le tue passioni al di fuori del lavoro?
Nel tempo libero mi diverto con i miei figli, scio e cerco di praticare vari sport compatibilmente con l’età che avanza. Fin da giovane sono sempre stato un grande appassionato e ho sperimentato molte discipline. Per me lo sport è una lezione di vita, aiuta necessariamente a capire che i risultati si ottengono attraverso sacrifici. Inoltre soprattutto gli sport di squadra permettono di vivere e condividere le esperienze, qualunque sia il proprio status o la propria provenienza.
C’è qualcosa che vorresti consigliare ai lettori di MUGAZINE?
Consiglio il libro “Viaggio dentro la Mente” di Piero Angela, che insegna a conoscere e capire il cervello umano, mi è piaciuto tantissimo. In generale poi suggerisco di leggere o guardare anche le altre “opere” di Piero Angela: mi ha sempre appassionato fin da bambino per la sua affascinante capacità “didattica” e gli argomenti di scienza e natura affrontati. Anche oggi può essere un valido insegnante per le presenti e prossime generazioni.



