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MUGAZINE – LORENZO CONTI

Buongiorno Lorenzo, partiamo dalla tua storia?

Certo, ciao a tutti, sono Lorenzo Conti, sono architetto e ho 33 anni. Ho studiato architettura a Ferrara, con un percorso di studi principalmente incentrato sull’architettura della tecnologia, e sono quindi uscito dall’Università con competenze soprattutto in ambito di efficienza energetica e sostenibilità. Subito dopo essere entrato nel mondo del lavoro, con queste conoscenze teoriche e accademiche iniziali, ho sentito la mancanza e quindi la necessità di fare esperienza diretta in cantiere. L’Università è un ambiente molto accademico, a volte troppo teorico, e quindi mi mancava un po’ di praticità. Ho così iniziato a fare esperienze in prima persona direttamente in cantiere, quasi come manovale, per capire meglio come funzionavano i materiali, le strutture, ecc.

Dalla teoria alla pratica quindi…

Esattamente, in questo modo ho approfondito le conoscenze in materia di bioedilizia, architettura vernacolare e materiali naturali. Da lì insieme ad altri amici e colleghi con i quali condividevo le stesse passioni ho fondato un’associazione che si chiama Local Actions for Development (LOAD) con la quale abbiamo avviato dei progetti di Architettura Umanitaria. Con LOAD abbiamo approfondito delle tecniche di costruzione come quella degli edifici in terra cruda e li abbiamo applicati in progetti internazionali di cooperazione. Siamo stati per esempio in Ghana e in Mozambico realizzando alcuni edifici sul posto, vivendo in prima persona queste esperienze di cantiere costruendo edifici insieme ai muratori locali. Questo è servito tantissimo nella mia formazione.

Lorenzo dà feedback a startup in ambito immobiliare
Lorenzo alle prese con il disegno di una trave

Come si sta evolvendo il tuo settore?

L’architettura si evolve abbastanza velocemente; io magari ho appena parlato di processi privi di tecnologia, però all’Università ho lavorato molto con la modellazione 3D, passando tantissimo tempo al computer. Dopo gli studi avevo bisogno di allontanarmi da uno schermo e mettere le mani in pasta, successivamente ho lavorato in diversi studi in cui ho fatto il mestiere classico, in cui ho imparato a fare le pratiche, fare le ristrutturazioni, gestire un cantiere, tutto quello che riguarda l’esperienza di architetto a 360°. Ora sono tornato a pieno nel mondo del 3D perché secondo me il futuro dell’architettura è lì: nell’ottimizzazione, nell’ingegnerizzazione dei prodotti, e anche nella virtualizzazione dei cantieri. È inevitabile che nel futuro l’architettura sarà un processo sempre più automatizzato, non dico al 100%, ma comunque la modellazione 3D, grazie alla sua capacità di inglobare sempre più informazioni, diventerà uno strumento imprescindibile per la gestione di un processo di architettura complesso. Grazie alle piattaforme digitali di gestione dei modelli 3D, in futuro, sia clienti che architetti e maestranze potranno dialogare con più facilità. Già adesso grazie alla realtà virtuale i clienti possono capire molto più facilmente come verrà realizzato un progetto.

Domanda provocatoria: l’Intelligenza artificiale potrà sostituire la figura dell’Architetto?

Secondo me no, però in ottica futura mi piacerebbe integrare sempre più queste tecnologie a supporto del mio lavoro. Attualmente utilizzo una modellazione digitale molto avanzata, anche per le costruzioni in legno per le quali ho fatto un Master di Ingegneria a Bologna. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale diciamo che nessuno sa quale sarà il suo futuro nei vari ambiti, adesso è esplosa, anche in maniera poco controllata. Ho letto stamattina la notizia di un fotografo che ha vinto il prestigioso “Sony World Photography Awards” con una foto fatta dall’Intelligenza Artificiale. Nel mondo dell’architettura, l’AI diventerà uno strumento utile per i clienti per avere spunti o riferimenti di immagine come può essere adesso Pinterest. Ma anche per noi professionisti, che dando dei semplici input, potremmo ottenere molteplici risposte in termini grafici. So che anche alcuni grandi studi di architettura stanno facendo dei concorsi con l’aiuto di intelligenza artificiale: si può infatti avere il rendering di un edificio senza passare per tutto il progetto grafico di disegno, bozze e schizzi. Vedremo come si evolverà la questione, io credo che queste tecnologie possano darci un grande aiuto, quindi sono pronto per integrarle al mio bagaglio di competenze.

Perché hai scelto di andare in un coworking?

Vivo a Bologna dal 2017, ho lavorato in diversi studi fino al 2020 quando è arrivata la pandemia che è stato anche il momento in cui ho deciso di mettermi completamente in proprio. Per me rimaneva comunque imprescindibile avere un posto di lavoro, era un’esigenza fisica quella di andare in un posto per lavorare e stare con altre persone, anche per avere scambi di idee. Avevo bisogno di un posto che fosse vivo e vivace, anche dal punto di vista culturale. Secondo me questa componente è fondamentale per rendere migliore la giornata lavorativa e per avere stimoli.

Come sei finito qui a MUG? Come ti stai trovando qui?

Devo dire che ho pellegrinato un po’ per diversi coworking a Bologna, MUG non è stata quindi la mia prima esperienza in luoghi simili, ma spero rimanga l’ultima. Questa è sicuramente la realtà nella quale sono riuscito ad ambientarmi meglio rispetto alle altre. E questo dipende in parte da me, ma credo che per la maggior parte dipenda dall’ambiente e soprattutto dalle persone. A MUG ho trovato persone con le quali posso parlare di tutto; c’è un dialogo sempre aperto su qualsiasi tematica, e questo rende le giornate molto stimolanti e piacevoli. Si è creata nella community una sinergia che non si riesce a spiegare bene, e che non sempre capita.

Lorenzo durante un aperitivo di Networking
Lorenzo insieme ad alcuni coworkers a Natale

Quali sono i tuoi tratti distintivi? Sia come persona che come professionista.

Io mi vedo in un modo, ma magari dai feedback che mi dà la gente posso essere anche un po’ diverso. Non saprei definirmi con esattezza, in generale posso dire di essere una persona molto tranquilla, calma e rilassata, anche nel lavoro. Sicuramente non sono un tecnico “esplosivo” e a volte ho sentito dire:

“In questo mondo bisogna avere molto polso, bisogna alzare la voce e farsi sentire!”

Questo in parte è sicuramente vero ed è un aspetto di me stesso che sto cercando di migliorare, perché ad esempio in cantiere bisogna andarci con molta sicurezza. Sicurezza però non vuol dire non essere aperti al confronto, bisogna saper infatti accogliere le idee diverse, di chiunque, ragionare per poi prendere le decisioni giuste. Mi sento una persona molto aperta mentalmente e predisposta all’ascolto. Penso di avere la calma sufficiente anche per affrontare progetti complessi e sfide importanti, sono cosciente che ci vuole il tempo giusto per ogni cosa. Poi con l’esperienza e con il tempo si cresce, si migliora, si acquisisce autostima e si lavora con le persone costruendo legami sempre più solidi.

Come architetto sei specializzato in un ambito specifico?

Diciamo che in questo periodo mi sto occupando principalmente di due attività professionali: ristrutturazione di interni o edifici, e BIM (building information modeling), relativamente alle strutture in legno e ad altri settori delle costruzioni. Per BIM si intende un metodo di lavoro olistico di creazione e gestione di modelli digitali integrati con dati relativi a prestazioni, materiali, quantità etc. Il risultato è un modello 3d informativo dinamico, interdisciplinare e condiviso in grado di ottimizzare tutto il processo progettuale e di cantiere.

Lorenzo in Pausa caffè

Hai avuto nel corso della tua carriera dei momenti più difficili?

Per un giovane architetto -e vale quasi per tutti quelli che escono dall’Università di Architettura- è difficile entrare nel mondo del lavoro vedendosi riconosciuti, sia economicamente che a livello di soddisfazione professionale, i cinque anni di studio e le esperienze ad essi connessi. Ma ho capito che per acquisire le conoscenze necessarie, sicurezza nel lavoro, e anche stringere rapporti con altri professionisti, era importante fare pratica in uno studio. Dopo 3 anni, quando ho avuto la giusta dose di autostima, consapevolezza e competenze, ho capito che la libera professione era la strada giusta da percorrere sia per questioni di libertà che per soddisfazione personale.

Come ci vuoi salutare? Hai una frase per chiudere questa chiacchierata?

Devo ammettere che ho fatto delle ricerche perché non me la ricordavo a memoria, ma ho trovato una frase che mi piace tanto e che mi rispecchia. Partiamo dal presupposto che io amo l’architettura romana, per me il Pantheon e Villa Tivoli sono fra le opere più belle che l’uomo abbia mai costruito. C’è un libro bellissimo della Yourcenar che è Memorie di Adriano che ho letto un po’ di tempo fa e mi è piaciuto tantissimo. A un certo punto dice:

“Avere ragione troppo presto è avere torto”

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