Ad un giocoliere servono 3 palline da far volare in aria per intrattenere gli spettatori, alle aziende servono 3 elementi per ottenere successo: Impatto, Comportamenti target, e Rinforzo.
Dagli studi condotti sul Change Management è emerso che il 75% dei percorsi di cambiamento in azienda fallisce. Viene, quindi, da domandarsi, come si possono ottenere dei cambiamenti efficaci all’interno di un’organizzazione?
Per aumentare la probabilità che un processo di cambiamento sia efficace è necessario definire l’impatto che si vuole produrre, traducendolo in KPI, definire dei comportamenti target, e provvedere a rinforzarli nel tempo.
Sul fronte dei comportamenti, è necessario che il sistema verifichi se le persone li possiedono già o devono apprenderli. Ed è nel secondo caso che s’interviene con la formazione.
Un progetto formativo per favorire il cambiamento atteso deve innanzitutto creare le condizioni affinché il sistema sia pronto ad accogliere e sostenere il cambiamento. In secondo luogo, deve agire sui fattori che lo stanno ostacolando. Infine, deve tenere conto dei principi che regolano l’apprendimenti degli adulti.
Gli esseri umani sono abitudinari: si tratta di un sistema di salvaguardia “ancestrale”, che rende i comportamenti tendenzialmente rigidi; allo stesso tempo grazie alle neuroscienze sappiamo che il cervello è in grado di cambiare e di attivare nuovi circuiti neuronali anche in età adulta, se sono presenti alcune condizioni.
Si parla, perciò, di neuroplasticità, definita come la caratteristica che consente agli individui di continuare ad apprendere durante l’intero arco di vita.

Affinchè il cervello umano sia disponibile all’apprendimento, servono quindi due condizioni:
· Attivazione: è lo stato che accende il cambiamento e permette la produzione di epinefrina nel cervello. Questa attivazione si determina quando ci troviamo in una condizione di stress che in questo caso è funzionale al processo di apprendimento.
· Focus: il focus è inteso come orientamento dell’attenzione. Ogni individuo/a, specialmente adulto/a, apprende quando riesce a circoscrivere ambito e oggetto.
Esistono strumenti interessanti per consentire al cervello di “allenare” la capacità di predisporsi all’apprendimento, generando stati di attivazione positivi, come ad esempio la tecnica NSDR – Non Sleep Deep Rest. Si tratta di un metodo che prevede momenti di riposo/rilassamento profondo durante la giornata, finalizzati a ricaricare il cervello e fissare i nuovi apprendimenti.
Un cervello ben “ricaricato” è funzionale, quindi, non soltanto al benessere personale, ma anche a consolidare l’apprendimento. Studi dimostrano che, durante un periodo di apprendimento di abilità intensamente focalizzato, la performance può essere migliorata di circa il 50% seguendo un protocollo di Non-Sleep Deep Rest di 20 minuti.
Altra condizione necessaria ad ogni processo di apprendimento è data dalla possibilità di commettere errori, infatti solo concedendosi la possibilità di sbagliare, si acquisiscono nuove competenze e nuovi repertori comportamentali grazie alla ripetizione sistematica e continuativa.
In ambito lavorativo, spesso, è richiesto di acquisire competenze complesse, che si articolano in una serie di abilità sottostanti. Per poterle integrare e trasferire nel contesto di lavoro, occorre che la fase di apprendimento si spezzettata e graduale, affinchè ogni componente sia compresa dal unto di vista mentale e poi “allenata” singolarmente attraverso la pratica. Nel momento in cui si ha sviluppato una certa familiarità con ogni pezzo, si può procedere alla ricomposizione del comportamento complessivo.
Come con le palline del giocoliere: per imparare a lanciarne tre, si deve prima scomporre lo schema e imparare a lanciarne una, poi due e infine tre, senza forzare le tappe ma rispettando i tempi di cui ciascuno ha bisogno.
Vi aspettiamo per l’ultimo appuntamento il 18 Novembre presso MUG 📅
Ospite dell’ultimo Workshop sarà Giorgio Cavalleri, Global People & Leadership Development di Chiesi Farmaceutici.


