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L’impatto come punto di partenza – Primo incontro della terza edizione di Battiti

Mercoledì 3 Novembre si è tenuto il primo incontro di formazione di Battiti, il percorso di accelerazione e validazione per startup a impatto, organizzato a MUG con tutta l’energia di Emil Banca e il contributo tecnico di Kilowatt. Per questa terza edizione sono stati selezionati 4 progetti, che abbiamo presentato nel precedente articolo che potete trovare qua.

L’incontro è stato suddiviso in due momenti: una prima sessione di formazione in plenaria e una sessione di kickoff con la partecipazione del Direttore Generale di Emil Banca Daniele Ravaglia e di  Stefano Schiavo, fondatore di Sharazad.

I partecipanti di Battiti con il Direttore Generale di Emil Banca Daniele Ravaglia

La prima sessione di formazione è stata condotta dal team di Kilowatt. Una volta esposto il programma del pomeriggio e del percorso, è stata introdotta la prima tra le varie tematiche che verranno toccate: la validazione tramite la falsificazione delle ipotesi mediante un approccio Lean.

Di seguito, sono stati definiti gli obiettivi principali del percorso BATTITI. In primo luogo, la verifica della proposta di valore di un prodotto o servizio: quindi la validazione non del progetto imprenditoriale complessivo, ma dell’attività/servizio che si intende mettere sul mercato. In secondo luogo l’opportunità di impostare un impact report, ossia un resoconto di impatto, utile per confrontarsi con il mondo della finanza a impatto. E infine, la realizzazione di test che possa portare in un tempo molto breve a risultati concreti ed evidenze che confermino o spostino la proposta di valore. 

Il tema dell’impatto è stato introdotto da un excursus storico che ha mostrato come lentamente sia cambiato il punto di vista sul valore sociale di un’impresa, da un approccio reputazionale a uno produttivo. Modellizzare imprese a impatto significa integrare gli strumenti della Teoria del cambiamento nel flusso decisionale e produttivo. Ancora negli anni cinquanta, si pensava al contributo sociale dell’impresa come un contributo a discrezione del buon businessman, con uno sguardo ancora fortemente paternalista. L’attenzione alle esternalità negative ambientali e sociali che l’impresa con la sua attività può generare sollecita, già dagli anni sessanta, le teorizzazioni sui beni comuni e la loro gestione.

Il superamento della teoria classica avviene proprio nella ricerca di strumenti che aiutino e supportino la misurazione delle dimensioni sociali e ambientali, oltre che alla dimensione economica che è misurabile per definizione. Da qui nascono gli strumenti di accountability, volti a monitorare la bottom line ambientale e sociale.

Sostenibilità sociale, economica e ambientale

Nel 1994, la Commissione Europea individua le 3 dimensioni per la rendicontazione dell’attività imprenditoriale, comprendendo anche le dimensioni ambientale e sociale, oltre alla dimensione economica, e nel 2001 definisce la CSR, ovvero la Corporate Social Responsibility come lacapacità di conciliare il business con l’attenzione all’ambiente e al sociale: la definizione ha carattere “compensativo”, richiama la logica paternalistica.

Il vero cambiamento avviene a partire del 2011, quando l’Harvad Business Review introduce un nuovo passaggio evolutivo: da CSR a Shared Value, introducendo il concetto di integrazione tra business e impatti sociali e ambientali, in quanto strategici per il business stesso.  

A partire da queste riflessioni avviene un cambiamento, che pone attenzione sull’impatto che le imprese possono generare all’interno della società in cui operano. Con la Riforma del Terzo Settore e Le Linee Guida sulla valutazione di impatto, vengono indicati strumenti e metriche che aiutino alla Valutazione di Impatto, non solo delle pubbliche amministrazioni.

Le organizzazioni ad impatto sono caratterizzate dalla volontà di ricercare soluzioni a problemi sociali emergenti, con modelli di intervento caratterizzati da intenzionalità, misurabilità e addizionalità, che rappresentano la triade dell’impatto (definizione coniata dagli studi di Calderini). Secondo la Teoria del cambiamento, un metodo sviluppato proprio per guidare un’organizzazione nell’adottare la cultura dell’impatto come leva strategica, è necessario individuare il processo logico di azione e retroazione di tutte le fasi che consentono di raggiungere il cambiamento desiderato, dagli input ai cambiamenti a medio-lungo termine, attraverso la cosiddetta catena di produzione dell’impatto. Coerentemente con l’approccio Lean, la catena di produzione dell’impatto è un altro modo di guardare allo sviluppo di un’impresa focalizzandosi sulle ipotesi chiave da verificare; al di là del test, essa proietta l’approccio alla falsificazione anche sul medio-lungo termine.

L’impatto si pianifica prima, in quanto genera consapevolezza interna condivisa e si genera dopo, poiché aiuta le organizzazioni a comprendere il valore generato attraverso le proprie attività, permettendo di orientare al meglio intenzioni, decisioni e azioni. Attraverso questo meccanismo ciclico, chi si sottopone la propria attività a valutazione comprende quanto, come e se ci si sta avvicinando a quel risultato di cambiamento auspicato e che si vuole generare. 

Ai quattro team abbiamo chiesto di iniziare a lavorare proprio sulla impact vision, cioè la proiezione in avanti per focalizzare il cambiamento positivo che si vuole contribuire a generare. Le quattro startup ci hanno presentato il loro obiettivo di cambiamento tramite un esercizio di immaginazione: la stesura del titolo e dell’occhiello di un articolo di giornale del 2026, dove si parlerà del loro ambito e si metterà in evidenza un cambiamento generato.

Pitch in diretta con Stefano Schiavo

Dopo questa intensa e ricca sessione di formazione, il pomeriggio è proseguito con il racconto delle scorse edizioni di Battiti, grazie anche alla testimonianza di una delle startup partecipanti alla precedente edizione: Baumhaus.

La seconda parte del primo incontro ha visto la partecipazione del Direttore Generale di Emil Banca Daniele Ravaglia, che insieme ai presenti ha ascoltato i quattro pitch dei partecipanti al percorso. Alla fine di un lungo pomeriggio, abbiamo assistito a un ricchissimo intervento di Stefano Schiavo, fondatore e partner di Sharazad, società di consulenza in ambito Lean. Consigliamo caldamente di prendervi un momento per guardare il suo prezioso intervento, pubblicato sul canale youtube di MUG.

Il prossimo appuntamento sarà martedì 16 novembre, ve lo racconteremo come sempre sui canali social e sul blog di MUG!

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