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Talenti in fuga: quando sempre più giovani scappano all’estero

41,8 % è la crescita del numero di talenti italiani fuggiti all’estero dal 2013.

I dati forniti dalla Corte dei Conti nel Referto sul sistema universitario 2021 mostrano un aumento di giovani laureati nazionali impegnati con successo in altri Paesi. Cresce il numero di iscritti negli atenei italiani nell’ultimo quinquennio (+3,8%, da circa 1,67 milioni di nuove immatricolazioni a 1,73 milioni), ma altrettanto sostenuto è l’aumento di trasferimenti oltralpe post laurea, in un contesto di contrazione del numero di studenti che arrivano a fine percorso. Inoltre, poco più della metà tra i laureati di primo livello, decide di proseguire gli studi, intraprendendo una laurea magistrale.

Ci si trova di fronte a dati contrastanti e viene da domandarsi “Perché così tanti talenti si allontanano dal nostro paese?”

Protagonisti della “fuga di cervelli” sono ragazzi tra i 18 e i 34 anni con altissime competenze e specializzazioni, soprattutto in ambito tecnologico e di ricerca. La maggior parte di questi decide di recarsi all’estero per fare esperienza o arricchire il proprio CV e, in seguito, non torna più in patria perché non vede le stesse opportunità o grandi prospettive. Secondo il rapporto AlmaLaurea 2021, il 45,8% di laureati 2020 è pronto a trasferirsi all’estero. Perché?

Nonostante un piccolo balzo nel 2018, complessivamente negli ultimi anni la spesa pubblica italiana per l’istruzione arretra, discostandosi molto rispetto alle medie UE. L’occasione derivante dai fondi del PNRR si profila quindi ancora più strategica e probabilmente urgente. Uno scarso investimento nell’educazione comporta infatti anche un numero ridotto di laureati e un rischio maggiore di trasferimento all’estero di quelli eccellenti. Infatti più di un terzo dei laureati italiani sceglie un paese diverso dall’Italia per radicare il proprio futuro: molti studenti si formano in “casa” per poi fuggire all’estero. Segno di riconosciuto valore dell’offerta accademica italiana, ma di successive problematiche nel momento di ingresso nel mercato del lavoro domestico.

Altro aspetto rilevante nella scelta di uscire dall’Italia è la differenza degli stipendi italiani ed europei tra un laureato ed un diplomato. Secondo il report OCSE, un laureato, in Italia, guadagna il 39% in più rispetto ad un diplomato. La media europea è il 55% in più. A ciò si aggiunge una certa frustrazione dei laureati legata al tasso di occupazione, nettamente inferiore per i neolaureati rispetto ai diplomati in particolare provenienti da istituti tecnico- professionali.

Un’occasione per sperimentare, da parte delle aziende italiane, modelli incentivanti nel trattenere talenti, potrebbe essere rappresentata da progetti di welfare adeguati. I benefit, infatti, rappresentano un incentivo importante per i collaboratori, sia per favorire un incremento del benessere aziendale, sia per supportare il work-life balance personale.

Altro vulnus delle imprese, che potrebbe diventare una leva strategica di attrattività verso il personale, la formazione: investire sui collaboratori con corsi formativi, aggiornamenti e progetti fuori sede, arricchisce l’esperienza lavorativa, permette di stimolare la motivazione, curiosità e ambizione dei lavoratori.

Quali sono le conseguenze? Non solo una conseguenza “immediata”, ovvero l’esodo dei laureati, ma anche un’ingente perdita di capitale umano e, di conseguenza, di rallentamento dei tempi di innovazione e di sviluppo d’imprenditorialità del paese. Infine, un’ultima conseguenza è evidente nella diminuzione della nascita di nuove imprese: per ogni 1000 emigrati, si formano 100 imprese in meno, gestite da under 45.

La pandemia ha frenato questo fenomeno, offrendo all’Italia una grande opportunità di ripartenza.

Per “custodire” i talenti all’interno dei nostri confini nazionali, c’è quindi bisogno di grande e intenso lavoro congiunto, dove misure politiche, di incentivazione fiscale, di investimento in spesa pubblica e di coinvolgimento partecipato dei soggetti coinvolti nell’educazione dalla fase pre-scolare a quella universitaria, si intreccino collaborando proattivamente così da consentire che il trasferimento all’estero diventi una vera scelta, un’opzione alla cui base ci siano motivazioni diverse dalll’assenza di alternative in Italia.

Talenti 4.0 e fuga all’estero – Bye Bye Italia

Di questo tema tratterà il talk show, prossimo appuntamento del calendario eventi di MUG. Sarà trasmesso online direttamente dall’auditorium di MUG il 2 Settembre 2021, dalle ore 17:00 alle ore 19:00. Qui, il link per vedere l’evento in diretta.

Durante la trasmissione interverranno:

  • Daniele Ravaglia – Direttore generale Emil Banca Credito Cooperativo
  • Italo Giorgio Minguzzi – Docente di Diritto commerciale presso l’Università degli Studi di Bologna
  • Tito Menzani – Docente di Storia economica e contemporanea presso l’Università degli Studi di Bologna
  • Luca Manfredi – Master of Science Montclair State University New Jersey USA

Conduce:

  • Deborah Annolino – Giornalista

Si tratta di un’occasione interessante per approfondire un tema attuale e che influirà sul futuro prossimo del nostro paese. L’evento è gratuito e successivamente sarà pubblicato sul canale youtube della Banca.

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